Le celebrazioni di Sant’Anastasio ad Acquaviva d’Isernia

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Le celebrazioni di Sant’Anastasio ad Acquaviva d’Isernia

Le origini di Sant’Anastasio

Sant’Anastasio, venerato patrono di Acquaviva d’Isernia, affonda le proprie radici nella lontana Persia, l’attuale Iran. Nato con il nome di Magundat, si avvicinò alla fede cristiana dopo averne conosciuto i valori e i fondamenti. Il suo percorso spirituale lo spinse fino a Gerusalemme, dove ricevette il battesimo e assunse il nome di Anastasio. La sua vita fu a lungo dedicata alla preghiera e alla meditazione in un monastero, ma il desiderio di diffondere la fede lo portò a Cesarea, in Palestina, allora sotto il dominio persiano.

Il martirio e la venerazione

A Cesarea, Anastasio si trovò di fronte all’ostilità dei Persiani verso la religione cristiana. Nonostante le torture subite, egli rimase fermo nella sua fede e fu trasferito a Sergiopoli, dove, il 22 gennaio del 628, trovò la morte. Dodici anni dopo, i suoi resti furono traslati prima a Roma e successivamente nel monastero delle Acquae Salviae, intitolato a San Vincenzo e Sant’Anastasio. Nel tempo, numerosi luoghi di culto gli furono dedicati, tra cui la Chiesa di Sant’Anastasio Martire ad Acquaviva d’Isernia.

La Chiesa di Sant’Anastasio

La chiesa di Sant’Anastasio sorge nel cuore del borgo antico di Acquaviva d’Isernia, contraddistinta dalla sua scenografica scalinata che conduce all’ingresso principale. Costruita nell’XI secolo, rappresenta un punto di riferimento spirituale e culturale per la comunità, soprattutto in occasione della festa patronale.




I festeggiamenti patronali

Durante le giornate del 21 e 22 gennaio, la comunità si unisce per celebrare il Santo Patrono con una serie di tradizioni che coinvolgono l’intero paese. È consuetudine invitare parenti e amici a partecipare fin dalle prime ore della giornata alle cerimonie sacre, tra cui la Santa Messa e la processione per le vie del borgo. Al termine dei riti religiosi, segue il pranzo conviviale e, solo dopo aver ammirato i suggestivi fuochi d’artificio che illuminano la valle del Volturno, gli ospiti fanno ritorno alle proprie case.

La “Focata”: il grande falò della comunità

Uno degli eventi più sentiti è la preparazione e l’accensione del grande falò, chiamato localmente “la Focata”, che si svolge la sera del 21 gennaio, vigilia della festa. Nei giorni precedenti, i cittadini raccolgono rami secchi e verdi, ginepri e resti di vigneti dalle campagne circostanti, portandoli in piazza. Questa raccolta rappresenta anche un’occasione per pulire i terreni coltivati a vigneto.

Il falò costituisce un momento di aggregazione unico: attorno al fuoco si rinsaldano i legami sociali, si tramandano storie ed esperienze fra le generazioni e si celebrano le radici della comunità. La serata diventa l’occasione per condividere prodotti tipici locali, come salsicce appena stagionate, formaggi, carni varie e patate cotte sotto la brace, il tutto accompagnato dal vino del territorio. Così, la tradizione si rinnova ogni anno, mantenendo vivo il senso di appartenenza e la memoria collettiva di Acquaviva d’Isernia.

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